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La scelta di Strumenti Open Source

Cosa vuol dire Open Source? (e perché dovrebbe interessarmi?)

La filosofia open source affonda le sue radici negli ambienti accademici americani degli anni ‘50, quando agli albori dell’informatica, tutto il codice che veniva sviluppato in ambiente accademico (e che poteva girare soltanto sui giganteschi mainframe ospitati nelle varie università e centri di ricerca) era normalmente rilasciato di pubblico dominio, nei principi di apertura e condivisione degli ambienti accademici [1]. Il Free Software Movement nacque negli anni ‘80, quando Richard Stallman lanciò il progetto GNU per scrivere un sistema operativo che fosse libero da restrizioni nell’uso del codice sorgente che all’epoca stavano diventando sempre più frequenti; pare che la goccia che fece traboccare il pensiero di Stallman nel movimento del software libero sia stata l’impossibilità di riparare una stampante, per la quale il produttore si rifiutò di rilasciare il codice sorgente del driver, causando ingenti danni economici al laboratiorio per cui Stallman lavorava all’epoca insieme a grande frustrazione e problemi di stomaco per lo stesso… Uno scenario a cui siamo tristemente abituati (e purtroppo molto spesso rassegnati) anche oggi, quarant’anni dopo. L’Open Source come lo conosciamo ai giorni nostri viene formalizzato alla fine degli anni ‘90, ed è stato uno dei principali fattori determinanti che hanno permesso lo sviluppo di internet e di quasi tutte le tecnologie su cui si basano il web, il cloud e un’enorme fetta dell’economia odierna.

 

Open Source Logo Vector (.AI) Free DownloadNel corso degli anni il termine Open Source è stato caricato anche di significati purtroppo il più delle volte scorretti: gratis, difficile, difettoso, amatoriale.
In realtà, il termine Open Source si riferisce in generale ad un prodotto progettato per essere pubblicamente accessibile affinché possa essere usato, studiato, modificato e condiviso; sia esso un software, un progetto di una scheda elettronica, un macchinario o quant’altro.
“Source” fa riferimento al sorgente: il codice sorgente nel caso del software, o gli schemi di progettazione con istruzioni di costruzione e assemblaggio di tutte le sue parti nel caso di un prodotto fisico, come ad esempio un tostapane.  The Free Software Foundation (FSF) - FHR“Open” fa riferimento al tipo di accesso al sorgente. Ci sono tante licenze [2] che garantiscono diritti e doveri, diversi caso per caso; possono essere completamente aperte, come nel caso della licenza MIT che permette qualsiasi tipo di utilizzo o distribuzione, oppure viralmente aperte, come ad esempio la licenza GPL che in generale obbliga alla redistribuzione del codice sorgente modificato e ne vieta l’utilizzo insieme a codice con licenze non compatibili, con tante sfumature intermedie.
In ogni caso, un prodotto Open Source garantisce all’utente finale, al minimo, il diritto di conoscere, studiare nel dettaglio ed eventualmente modificare a piacimento il funzionamento del prodotto che sta utilizzando (e quindi di assicurarsi che il prodotto faccia tutto e soltanto quanto richiesto, e non abbia comportamenti malevoli, per esempio).
Questo si contrappone ai prodotti Closed Source, per i quali nessuno di questi diritti è garantito; in particolare l’utente finale non si può in nessun modo assicurare dell’assenza di funzionalità malevole o di difetti di progettazione e realizzazione.

 

Open Source = Gratis?

 

Esempi di software libero

Non necessariamente. La diatriba nasce dal termine inglese “free” che significa sia “libero” che “gratuito”. Il Free Software Movement fa riferimento a “free” come libero, nel senso delle libertà (di utilizzo, studio, modifica, ridistribuzione) che vengono garantite all’utente. Il fatto che la maggior parte del software distribuito con queste licenze sia anche anche gratuito (ad esempio il browser Firefox, il kernel di Linux, i programmi che compongono il sistema operativo GNU e così via) ha contribuito alla diffusione del malinteso. In generale, grandi progetti open source vengono regolarmente commissionati dai clienti e sviluppati da aziende e professionisti del settore, a prezzi comparabili a quelli del software chiuso. Il valore finale del prodotto è tuttavia generalmente superiore rispetto a quello di un prodotto chiuso equivalente: l’apertura del sorgente obbliga lo sviluppatore a mantenere uno standard qualitativo più elevato in quanto può essere esaminato a fondo dal committente e quest’ultimo riceve anche, insieme al codice, una garanzia di sostenibilità, continuità futura, e indipendenza rispetto al fornitore in quanto potrà modificare e mantenere lui stesso il prodotto in caso di necessità.

Difficile, difettoso, amatoriale? Questa idea nasce dal fatto che molti piccoli software, normalmente prototipi sviluppati da studenti o amatori in ambito accademico o casalingo e rilasciati immediatamente alla comunità, siano distribuiti con licenze aperte. In realtà questo non ha niente a che vedere con l’essere open source per sé, ma con l’ambiente in cui la licenza viene utilizzata: le licenze aperte sono infatti nate in ambiente accademico, e sono storicamente sempre state usate per distribuire prototipi di software e progetti in quanto promuovono esattamente lo spirito di apertura e condivisione della conoscienza, fondamentale in quell’ambiente. Ma in oltre quarant’anni di storia del software libero, si è anche sviluppato un solido modello commerciale basato proprio sulle licenze aperte, in cui professionisti e aziende del settore profittano dallo sviluppare e rilasciare software libero: convertire il codice sorgente in un programma che può essere fatto girare su un computer richiede comunque esperienza, professionalità, tempo e risorse; i prodotti vanno inoltre mantenuti, aggiornati e adattati ai requisiti degli utenti, il che ha creato un grande mercato di servizi in cui aziende e professionisti offrono la loro esperienza e professionalità a tutte le realtà che trovano grandi vantaggi nell’utilizzare un prodotto open source ma non hanno la possibilità o le risorse per specializzarsi in questi aspetti, che normalmente non sono il loro ‘core business’. In questo contesto, sono nati tantissimi prodotti open source di qualità eccelsa che vengono usati tutti i giorni da miliardi di persone anche senza saperlo: internet e la maggior parte dei servizi web sono sostanzialmente basati su software libero!

Richard Stallman

Richard Stallman nella sua interpretazione di Sant’iGNUzio

Quali sono pregi e difetti di lavorare con software open source?

 

Il costo iniziale è normalmente molto più basso, in quanto se il sofware è libero non ci sono costi di licenza per l’acquisizione. Il costo a lungo termine è paragonabile, in quanto il software va comunque mantenuto; il budget di abbonamento per gli aggiornamenti periodici al software chiuso viene comunque investito in spese periodiche di aggiornamento e manutenzione; sia esso fatto ‘in house’ o delegato a professionisti o aziende specializzate. In quanto gli aggiornamenti e le modifiche sono poi normalmente condivisi con la comunità, gli investimenti di tutti gli utenti vanno quindi a sommarsi a tutto vantaggio del software in questione e quindi di tutti gli utenti stessi, che possono profittare dei risultati di un investimento in ultima analisi molto più grande di quello fatto da ogni singolo.
L’affidabilità del software open source è normalmente molto alta: in quanto il codice è aperto e viene periodicamente scrutinato e mantenuto da centinaia di esperti in collaborazione, la probabilità che un bug sia scoperto e corretto in tempi brevi è più alta rispetto a all’ambiente closed source. Ottenere supporto per un software aperto potrebbe però essere potenzialmente difficile, nel caso in cui si parli di un prodotto che non abbia un’azienda o un gruppo di esperti alle spalle.
La longevità di un software aperto è virtualmente infinita: non importa quale sia la sorte dell’azienda o della persona che lo ha creato o lo sta sviluppando in questo momento; in quanto l’utente è in possesso del codice sorgente, può in qualsiasi momento reclutare qualcuno in qualsiasi parte del mondo per mantenerlo e modificarlo come necessario; nel caso del codice chiuso invece, se l’azienda produttrice dovesse chiudere per qualsiasi motivo, il cliente è costretto a cambiare prodotto senza preavviso e in tempi brevi, con costi normalmente esorbitanti.
Por qué el núcleo Windows NT es peor que Linux: problemas sociales ...La flessibilità di un software aperto non è da sottovalutare: il prodotto potrà sempre, in qualsiasi momento, essere adattato e modificato in base alle richieste ed esigenze del cliente, si deve solo trovare un’azienda o un team di esperti con le conoscenze techniche adeguate. Anche se lo sviluppatore originale del software non fosse d’accordo con le modifiche, l’utente è comunque libero di pagare qualcun altro per farle. Questo non è vero per i prodotti a sorgente chiuso, per i quali si è sempre e comunque in balia della volontà del produttore, che può rifiutarsi di mantenere o modificare un software se ritiene che non gli sia economicamente vantaggioso farlo.

Il software libero è quindi, in ultima analisi, un asset strategicamente importante per qualsiasi azienda.
L’apertura del codice sorgente libera l’azienda da tutte le restrizioni che solitamente si applicano ai software: ciclo di vita predeterminato, costi di licenza per operatore o per CPU, impossibiltà di adattare e personalizzare il software per massimizzare l’efficacia dei processi dell’azienda stessa. La possibilità di determinare autonomamente il ciclo di vita di un software si ripercuote pesantemente sulle decisioni strategiche a lungo termine dell’azienda ed è sicuramente uno dei tanti fattori determinanti del successo di quest’ultima, specialmente nel mondo moderno in cui la capacità di adattarsi spesso e velocemente alle nuove condizioni di mercato impone di ripensare frequentemente tutti i processi aziendali ed il loro rapporto con il software e le nuove tecnologie.

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